UN ANNO DI VITA

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La “magistra” Adalgisa

Gli interessanti articoli di Marco Cotugno sull’educazione all’aria aperta mi hanno ricordato l’esperienza di Adalgisa (Ada) Isaia nel suo libro “Magistra”, occitano di maestra (si legge “magistro”) con la differenza che mentre oggi l’educazione all’aria aperta è una questione didattica e culturale, per Adalgisa fu un’esperienza che la portò a incontrare e scoprire un territorio di montagna vero e a organizzarsi didatticamente con bambini abituati a vivere con e nella natura. Ada ci racconta l’anno vissuto insieme ad altri tre maestri con gli scolari di Elva (Cuneo) nel 1954. Era una “Maestra di altri tempi” , di grande professionalità e calore umano, non facile ai compromessi e con un profondo senso del dovere. Ha dedicato la sua vita all’insegnamento: per sedici anni nella scuola elementare, poi come docente di esercitazioni didattiche nell’istituto magistrale.

La mulattiera per Elva

Nel 1954-1955 Ada venne nominata a Elva, comune bellissimo, m. 1637 di altitudine in Valle Maira (Alpi Cozie). Raggiunse Elva a piedi e lungo la mulattiera che costeggia tutt’ora un orrido, un profondissimo vallone tipo canyon, incontrò alcuni uomini che togliendosi il cappello la salutarono con un “bonjorn magisro”. Giunta a Elva incominciò a sentire più volte questo termine, spontaneo nelle conversazioni sia degli adulti, sia dei bambini, affettuoso nel rivolgersi a lei anche se spesso espresso con incertezza, per la difficoltà del passaggio dall’occitano all’italiano. Il luogo era incantevole, ma fuori dal mondo scolastico, d’altronde molti maestre e maestri raggiungevano a piedi le scuole nei luoghi di montagna dove non c’erano strade ed erano costretti a viverci per l’intero anno scolastico, lontani da casa e dagli affetti potendo ritornarci soltanto nei periodi delle vacanze natalizie, pasquali e a fine giugno. Così fu per Adalgisa: tornò a valle a Natale e Pasqua e si accontentò di quel poco cibo che poteva arrivare fin lassù, in quel paese dall’economia molto povera e apprezzando quello, peraltro ottimo, che il luogo offriva (latte, burro, formaggio…) e facendo i conti con le sue magre possibilità, ma era giovane ed era in compagnia di una maestra e due maestri con i quali ebbe moltissima collaborazione e un’amicizia durata tutta la vita.

Elva, momenti di scuola all’aperto

Gli scolari vivevano la natura, avevano rapporto con tutti i suoi elementi, la loro esperienza era importantissima: camminavano lungo i fossi, nei boschi, si arrampicavano sulle montagne, conoscevano le erbe, gli animali; sapevano che alla natura bisogna avvicinarsi con rispetto e impegno. Non c’è bisogno di correre: sono i ritmi naturali che aiutano a conoscere e, quando perdiamo il senso della misura, la natura ce lo fa capire, con le buone o con le cattive. Ada sapeva molto bene quale fosse la ricchezza di quei bambini pur cresciuti nella povertà (il cibo scarseggiava) e nella fatica: fu la loro esperienza di vita nella natura ad entrare nella scuola.

Ada ci racconta come i bambini spontaneamente cercassero di non sprecare, attenti a non sciupare i materiali didattici, a recuperare le briciole di creta, a non rovinare nulla. Essi erano molto legati fra loro, forse per la situazione ambientale che li allenava ad una vita dura, alla fatica del lavoro, abituati fin da piccoli a rendersi utili e alla consapevolezza che l’aiuto reciproco li avrebbe aiutati a superare i momenti difficili. Notò che la generosità dei bambini si esprimeva nel gioco, cioè nella “prova del fuoco: sapevano aiutare un compagno, perdonare, dire la verità.

Elva, apprendimento della letto-scrittura

Le cartelle erano di due tipi: di stoffa per le bambine, la “tasca” ricavata da vecchi indumenti , a volte con il ricamo colorato del nome o delle sue iniziali e il “chissun” per i maschi, cartella in legno decorata con intagli geometrici; anche i portapenne erano di legno con intagli di elementi geometrici o floreali.

Ada, per la scrittura e la lettura, utilizzò il metodo globale di cui si cominciava a parlare in quegli anni e lo utilizzò insieme alle tavole sensoriali, rifacendosi alle metodologie di Payot, Poriniot, Boschetti Alberti e Freinet e cercando soprattutto di aiutare i bambini nella grande difficoltà del passaggio dalla loro lingua alla lingua italiana. Non si dimenticò mai di quell’anno a Elva, “un anno di scuola e di vita” come ci racconta nel suo libro.

Copertina del libro “Magistra”

Bibliografia

Isaia A., Magistra: Elva 1954 – 55 un anno di scuola e di vita, Ed. Fusta, 2010.