Silvestro Lega: “Della Grazia e della Dignità” della Donna.

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Silvestro Lega nasce l’8 dicembre 1826 a Modigliana, un antico feudo dei Conti Guidi nell’Appennino forlivese.
La madre, Giacoma Mancini è la seconda moglie di Antonio Lega  che ha già avuto nove figli dalla benestante Domenica Nadiani, morta precocemente . A 12 anni Silvestro entra nel Collegio degli Scolopi, presso i quali studia svogliatamente, ma ama passare il tempo a “scarabocchiare muri e scartafacci” tanto da convincere il padre che quella è la sua vocazione. Si trasferisce così a Firenze, in una casa sui lungarni del fratellastro Giovanni, pittore professionista assai modesto, che vive come copista e con il quale Silvestro non lega (absit injuria verbo). Nel 1845 entra all’Accademia di Belle Arti di Firenze studiando sotto mediocri maestri che però lo mettono in grado di apprendere brillantemente le tecniche fondamentali della pittura. Presto diventa insofferente della precettistica accademica per cui lascia gli studi pubblici inconclusi per diventare allievo di un valente pittore, il classicista Luigi Mussini.

Infiammato dal nascente patriottismo parte con i volontari toscani per la sfortunata campagna della I guerra di indipendenza. Al ritorno a Firenze entra nello studio dell’ottimo pittore Antonio Ciseri (sue due bellissime tele in Santa Felicita)  stringendo amicizia col gruppo di giovani artisti e patrioti che si ritrovavano nell’attuale via Cavour, allora Via Larga, al Caffè Michelangelo. Di carattere serio condivide con loro l’anti-accademismo però non sopporta la goliardia e le buffonate che ivi imperversano, per cui, pur legandosi d’amicizia con Telemaco Signorini, finisce per disdegnare quella compagnia. Dopo aver dipinto a Firenze una sua prima opera originale,L’incredulità di San Tommaso, se ne torna in famiglia a Modigliana, dove esegue numerosi ritratti, tra cui quello del fratello Ettore, e alcune lunette di devozione per la Madonna del Cantone, la chiesa di quel paese. Nel 1859, allo scoppio della II Guerra d’Indipendenza , partecipa volontario come artigliere. Ritornato a Firenze, più gioviale di carattere, accetta la socialità chiassosa dei sodali del caffè Michelangelo e dipinge tre opere di grande formato  a tema patriottico-bellico, che gli fruttano  notorietà e un premio in denaro del barone Ricasoli. Va a vivere in via Santa Caterina d’Alessandria  iniziando a dipingere en plein air dalle parti di via Piagentina, allora campagna, punteggiata di orti e case contadine. In tali contingenze stringe forte amicizia con la famiglia Batelli, che lo accoglie nel suo seno e che approva il l’ idillio nato  con Virginia, figlia ventiseienne rientrata in famiglia, reduce da uno sfortunato matrimonio. Il fidanzamento lo riempì di energie che furono messe a frutto in innumerevoli opere: la nonna, l’indovina, la lettrice, la cucitrice, la visita, il pergolato, gli sposi novelli  ed il capolavoro: il canto dello stornello (tre giovani ragazze borghesi, una al piano e le altre due in piedi, nella posa preferita di Lega: di profilo).Alla fine degli anni sessanta dell’ottocento però Silvestro Lega vede tramontare il suo momento di vita felice, facendo esperienza viva del dolore: muore prematuramente il fratello Dante, la tubercolosi lo priva dell’amatissima Virginia ( 1870).

Il pittore, pur trovando requie in un alacre impegno nella pittura, cade in un periodo di nera depressione, vive  un momento di incomprensione con Telemaco Signorini, dal giudizio critico del quale rimane ferito, e contrae una severa malattia agli occhi che avrebbe portato col tempo alla cecità. In queste circostanze ha  il sostegno materiale e morale di  alcuni benestanti amici, tra cui il gallerista Gioli, che ha negozio in via degli Orti Oricellari .  Espone sia con lui  che in contesti nazionali ( premiato a Parma) e internazionali . Ripresosi di morale,  riallaccia le vecchie amicizie, allargandone la cerchia ad Arnold Böcklin , del quale esegue un ritratto. 

Diventa amico stimato della signora Clementina Fiorini  e del conte Roselmini che lo ospitano a lungo nella villa che possiedono a Gabbro. Grazie a questo sostegno economico e morale visse una tranquilla vecchiaia. Morì all’ospedale di San Giovanni di Dio il 21 settembre del 1895 a 69 anni. 

La lettrice
Un muro calcinato ed un pavimento lastricato che si trovano in chiara luce, una panchina in pietra murata ed una vecchia porta-finestra a persiana. Questo lo scenario in cui una giovane donna seduta in un angolo di cortile, vestita con sobria eleganza, accentuata dal perfetto contrasto tra camicetta bianca e scialle e cappello scuro , sta leggendo assorta da un volumetto di poesie. Il corpo è di tre quarti ed il volto di profilo, il braccio destro sorregge il gomito del sinistro che tiene con le dita la testata il libro. La gonna inamidata, senza cerchi, occupa da protagonista la scena inferiore del quadro. La resa pittorica a macchia è presente sia nella scena di fondo, sia nella resa della giovane donna. Le ombre vibrano leggere in tutto, ma molto attenuate per lasciare la scena molto luminosa. La giovane non è in posa consapevole. Il pittore sta guardando di nascosto una scena intima. Il tema e il mondo della donna è significativo nella pittura di Silvestro Lega. Il pittore, ritraendole, singole o in gruppo, getta,non visto, uno sguardo affettuoso sui loro atti, sulle loro incombenze familiari, sui loro passatempi, sulle  loro riunioni e comunelle, quando suonano e cantano, ricamano, scherzano, passeggiano.Molto volentieri ama ritrarle mentre leggono.Le donne leggono, per affezione alla stessa lettura e per diletto,  libri agili da passeggio, in ottavo o in sedicesimo. Sono libri di preghiere, talvolta romanzi o poesie, tal altra testi di pedagogia o di storia patria.

La pia nonna legge, la sera, assieme alla nipote dal libro di devozioni, la ragazza, accalorata dal pathos delle frasi ardite, legge una lettera d’amore, la madre al parco, bella quanto una dama di Boldini, legge assorta mentre spinge la carrozzina, tre spensierate ragazze cantano e suonano il piano lo sguardo che corre a leggere lo spartito musicale.

È questa una donna nuova, una Nuova Eloisa, esponente della nobiltà anticonformista o molto più spesso di quei ceti popolari, conquistati al pensiero democratico mazziniano, fatto di borghesi e piccolo-borghesi delle libere professioni, dei mestieri, delle botteghe, delle fattorie e del commercio. Una donna che talvolta ha già un ruolo personale emancipato nella società: è scrittrice,maestra, infermiera, puerpera, modista, sarta, negoziante, medico dei bambini, pedagogista, giornalista, amministratrice della casa. Educazione,filantropia e cura della persona sono il contributo fattivo ed umanitario, ancor prima che religioso, che le donne coscienti e alfabetizzate dell’Italia Unita usano come grimaldello per emanciparsi e affermare la propria dignità.

Nonostante che i maschi avessero ripagato il loro generoso contributo alla causa nazionale con un vergognoso articolo del Codice Civile (1865) che dichiarava la donna “soggetto immaturo e necessariamente subordinata all’uomo” , mentre la legge elettorale locale negasse loro il diritto di voto relegandole tra i “minorati civili”, nonostante questo sfregio, si era affermato come prevalente un orientamento di domestic feminism, talvolta devoto, volto alla collaborazione nella specificità dei ruoli. La parola d’ordine è di Alaide Gualberta Beccari:”fare gli italiani dalle ginocchia della madre” , essere educatrici di un uomo nuovo, non più padrone, ma compagno di vita e di valori.

Un uomo che avrebbe dovuto riconoscere nelle donne  delle ” creature pensanti, ragionevoli, perfettibili”, come aveva rivendicato l’ardente patriota livornese Caterina Ferrucci in ‘Dell’educazione della donna: suggerimenti e consigli”.

Silvestro Lega ci racconta affettuosamente, col suo talentuoso sguardo pittorico innovativo e pieno di riserbo, della grazia e della dignità (Schiller) di questa donna nuova all’alba del suo apparire. 

Enio Lucherini

https://www.youtube.com/watch?v=DsHXnfYlLvg