Nell’anno della seconda guerra di indipendenza non sono solo gli eventi bellici a scandire le novità che riguardano il processo dell’unificazione italiana. Alle battaglie e alle vittorie sul campo si aggiunge una grande attività legislativa del governo piemontese, volta a costruire le fondamenta giuridiche, amministrative e sociali del funzionamento del nuovo Stato ancora in costruzione. L’assetto amministrativo del territorio, la giustizia, l’istruzione sono altrettante voci oggetto di specifici decreti che segneranno la vita italiana fino al tempo del fascismo.La legge sul riordinamento della Pubblica Istruzione, nota come legge Casati, ispirata a precedenti leggi del Piemonte, tiene però conto anche dell’esperienza delle scuole nel Lombardo-Veneto. Suddivisa in cinque titoli, tratta: dell’amministrazione della pubblica Isruzione, dell’Istruzione Superiore, dell’Istruzione Secondaria Classica, dell’Istruzione Tecnica e di quella Elementare insieme alla scuola Normale per la formazione dei maestri. La scuola elementare è gratuita e divisa in due cicli di due anni ciascuno, viene affidata ai Comuni con l’obbligo di aprire scuole maschili e femminili del ciclo inferiore (la prima e la seconda classe) e con la possibilità di sdoppiare la prima classe in due corsi, la prima inferiore e la prima superiore; l’obbligo di aprire scuole del ciclo superiore (la terza e la quarta classe) sussisteva solo se nel Comune ci fosse una comunità con più di 4000 abitanti. Nel 1860 vengono emanati i programmi di studio con le Istruzioni per svolgerli.La legge Casati e i successivi programmi per la scuola elementare vennero via via estesi a tutti i nuovi territori annessi, senza tener conto dei diversi contesti culturali e sociali che l’Italia presentava allora. Una scelta che, volendo offrire a tutti lo stesso servizio, si rivelò buona nelle intenzioni ma assai ardua da realizzarsi e, specie al sud d’Italia, infelice nei risultati.


