Echi sostenibili II

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L’ECO DI DOMANI

[Un prestito dal norvegese]

FRILUFTSLIV è una parola norvegese coniata dallo scrittore Henrik Ibsen nel 1850 e rappresenta la filosofia del vivere all’aria aperta, riconnettendosi rispettosamente con la natura. Accogliere un simile stile di vita non sempre o necessariamente è da tradursi nella scelta di attività estreme in natura, ma comprende e valorizza la riscoperta consapevole di diverse forme di geografie, incluse quelle di prossimità. Paesi come la Norvegia, la Svezia e la Finlandia hanno iniziato a incentivare stili di vita simili attraverso sgravi fiscali per le aziende che attivano o supportano attività Outdoor, dedicate ai loro dipendenti e attraverso l’attivazione di corsi e percorsi universitari incentrati sulla Nordic Friluftsliv. Il Friluftsliv è sostenuto anche dal sistema giuridico, grazie a principi fondamentali come il diritto di accesso (Friluftsloven, Right to roam), sancito dalla legge attraverso il Norwegian Outdoor Recreation Act, del 1957, grazie al quale il  diritto alla mobilità e alla natura è diventato un bene comune  e gratuito. Il Friluftsloven dà diritto a usufruire, liberamente, di grandi aree naturali pubbliche e private come foreste, campi e montagne, seguendo alcune linee guida che hanno al centro il rispetto per la natura e i luoghi visitati.

Friluftsliv, seguir le nuvole nel loro vagare (Fonte: Visualhunt)

PAESE CHE VAI, PAROLE CHE TROVI 

[Le parole culturali]

Friluftsliv rientra in quel gruppo di parole culturali che possono considerarsi intraducibili, ma che noi possiamo prendere in prestito nella nostra lingua, per colmare alcune mancanze e vuoti lessicali. Parole simili abitano ogni lingua e difficilmente trovano corrispondenti perfetti in altre lingue; al tempo stesso ci offrono la possibilità di ampliare il significato di parole già presenti nella nostra lingua o addirittura introdurre nuovi concetti. Il fascino di queste parole intraducibili le rende un interessante oggetto di studi e pubblicazioni. Tra i contributi recenti, sicuramente uno di quelli che ha avuto maggiore fortuna, è il libro Lost in Translation di Ella Frances Sanders, all’interno del quale la scrittrice raccoglie 50 parole intraducibili. Un altro esperimento simile è quello curato da Tim Lomas, un docente londinese di psicologia che da anni lavora a un progetto di psicologia positiva, e ha come obiettivo quello di documentare parole culturali sulla felicità, specifiche di ogni paese. Il progetto lo si può seguire sulla pagina Facebook The Happy Words Project. A partire da questi materiali, e da altri presenti su Internet, si possono selezionare liste di parole che ruotano attorno a campi semantici specifici.

Komorebi, luce tra i rami (Fonte: Visualhunt)

SUGGESTIONI DIDATTICHE

[Attività interdisciplinari su parole culturali legate alla natura]

Vi sono, infatti, molte parole culturali che ci raccontano la natura e lo stare all’aperto da punti di vista eco-antropologici differenti, e che possono rappresentare uno strumento didattico propedeutico alla progettazione di attività interdisciplinari, adatte a diverse fasce di età. Quella che segue è una lista che comprende dieci parole culturali, provenienti da paesi diversi, e i loro significati.

1 Fernweh (tedesco): ha a che fare con il desiderio di abbandonare la quotidianità per aprirsi alla scoperta e all’esplorazione del mondo esterno, attraverso la dimensione del viaggio; 2 Komorebi (giapponese):  si riferisce ai raggi di luce che riescono a farsi spazio tra le foglie dell’albero; 3 Waldeinsamkeit (tedesco): descrive la solitudine che si può sperimentare quando ci si trova soli in un bosco; 4 Kawaakari (giapponese): ci parla dell’ultimo bagliore di luce che colpisce la superficie di un fiume al tramonto; 5 Mångata (svedese): è il riflesso della luna in uno specchio d’acqua; 6 Petrichor (inglese): rimanda all’odore che si sente dopo la pioggia su un terreno asciutto; 7 Gokotta (svedese): racconta lo svegliarsi all’alba per sentire il promo canto degli uccelli; 8 Hoppipolla (islandese): traduce interamente l’azione del saltare nelle pozzanghere; 9 Plimpplampplettere (olandese):  riprendel’azione del gettare un sasso nell’ acqua di un lago, in modo da farlo saltellare e rimbalzare; 10 Murr-ma (Wagiman, lingua aborigena australiana): traduce il camminare nell’acqua andando alla ricerca di qualcosa con i piedi.

Partendo da liste simili, è facile immaginare dei percorsi interdisciplinari capaci di far dialogare l’italiano (nel potenziamento delle competenze lessicali e definitorie), la geografia (nella ricerca dei paesi d’origine delle parole) l’arte (nell’illustrazione creativa delle parole culturali condivise), ponendo al centro di questa relazione sistemica il lessico sulla natura, appartenente alle diverse lingue del mondo, come un possibile cardine capace di attivare percorsi che conducano alla costruzione di un’ecosaggezza condivisa. Dalla sperimentazione di un’attività simile con due classi, terza e quinta, della scuola primaria, sono stati creati due prodotti video all’interno dei quali ogni bimbo ha raccontato la parola culturale pescata, il paese di provenienza, e mostrato l’illustrazione che il significato era riuscito a suscitare. Uno dei due video, dopo un giro di parole attorno al mondo,  terminava con il racconto – diventato quell’anno una sorta di cartolina natalizia, condivisa con le famiglie – di Ubuntu, ovvero un’espressione che in bantu invita a essere benevoli verso l’altro. Attraverso il monito “Umuntu ngumuntu ngabantu” (io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo), si prende consapevolezza del fatto che siamo interconnessi, e che facciamo parte di un tutto, come meglio spiega la piccola Hushpuppy nel bellissimo film Re delle terre selvagge, di Benh Zeitlin: “L’intero universo si regge sull’incastro perfetto di tutte le cose. Se un pezzo si rompe, anche il più piccolo pezzo, l’intero universo si rompe.

Hoppipolla, o l’arte di saltare in pozzanghere strane dove regnano sovrane le rane (Fonte: Visualhunt)