Immagini dell’infanzia in Vincenzo Irolli

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Vincenzo Irolli: la vita

Nemo propheta in patria. Almeno non “in patria doctorum”, cioè nella patria dell’italica critica, visto che il pubblico fu sempre entusiasta delle produzioni di Irolli. Il proverbio evangelico ben si attaglia alle fortune artistiche del  pittore, napoletano verace per formazione, ambiente, temperie e tradizione.

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Vincenzo Irolli, autoritratto

Vincenzo Irolli ha una nascita garibaldina (Napoli 30 settembre 1860) e a Napoli studia all’Accademia di Belle Arti, con gli insegnanti Toma e Maldarelli, a Napoli lavora, vive e muore (27 novembre 1949) nella via di Capodimonte che adesso gli è intitolata. 

Giovane studente viene ripetutamente elogiato da Vincenzo Morelli per alcuni suoi ritratti, vince premi e ancor prima di lasciare l’Accademia ha un suo mercante d’arte, il Regozzino che lo fa subito conoscere, fresco d’Accademia, in mostre importanti. Dal 1883 Irolli estende le fortune della sua arte a livello nazionale ed europeo: sue  ope­re sono presenti a Monaco (1890), Roma (1893), Berlino (1892 e ’94), Milano(1906), Barcellona, Londra (1904), Angers (1905) con particolare successo a Parigi (Salon del 1905 e  1907, Salon d’Automne  del 1909). Come ricorda Elena Lissone in una scheda monografica sul pittore in quell’occasione, l’opera “La raccolta del granturco” (Spannocchiatrià) fu pubblicamente acquistato  per il Museo Municipale di Parigi. 

Nel 1889-90 partecipa assieme ad altri 11 artisti agli affreschi della Birreria Gambrinus di Napoli, dove  realizza una Venere popolana ed un amorino verace che suona il putipù. Da questa esperienza nasce un lungo sodalizio con gli altri artisti dell’impresa, i quali  lo influenzano in senso decorativo. 

Irolli e la pittura popolare di genere

I francesi fecero di Irolli un loro idolo, chiamandolo “seducente..eccellente…pittore del sole”. Il successo fu all’apice tra il 1905 e il 1910, con recensioni elogiative che raggiunsero il grande pubblico, come quella de Le Figaro del 21 novembre 1908: “Irolli è un pittore italiano estremamente intelligente e seducente, à la Mancini, e nei suoi studi donne e fanciulli sono splendenti, così come sanno essere in questo Paese di felicità e di gioia” (in Manzi 1955). Gli arcigni critici italiani, che già avevano misconosciuto Antonio Mancini, stroncarono le sue opere come produzione nazional-popolare (come diremmo oggi) volta a solleticare il gusto di una borghesia incolta, formatasi  su clichés folkloristici o romanticamente sdolcinati e poco addentro alle problematiche delle avanguardie artistiche. Per questo lo esclusero dalla Biennale di Venezia fino al 1922. I Novecentisti lo scomunicarono e nel 1929 Ardengo Soffici effettuò una stroncatura impietosa del collega pittore. Irolli ricambiò garbatamente realizzando un quadro verista che rappresentava un pittore impegnato a dare le ultime pennellate ad una sua brutta opera cubista.

Vincenzo Irolli, l’angelo musicante (1900-1905 ca.)

Quel che di vero c’è, nelle due posizioni estreme di esaltazione e stroncatura critica, deriva dalla personale cifra stilistica che Irolli raggiunse già nella fase giovanile delle sue opere. La sua è una pittura popolare di genere, sempre fedele alla rappresentazione figurativa, realizzata con felicissima mano, facilità ed efficacia esecutiva, con soluzioni tecniche adeguate di volta in volta all’atmosfera che l’artista intende creare, passando da grosse pennellate corpose e spezzate, chiaroscurali, che fanno balzare fuori i volumi plastici, come in un suo famoso autoritratto, a crepitii luministici che fanno emergere figure diafane dall’ombra indefinita di una parete (l’Angelo musicante), da scene in piena luminosità solare, come Napoli ne offriva generosamente alla vista, a figure nette per maestria di disegno, esattezza e correttezza accademica,  con l’aggiunta di un quid dal gusto moderno, che distingueva come originale la sua opera rispetto alla caduta nello stereotipo. Un pittore figurativo quindi che raggiunse presto una propria maturità artistica, nella quale forse troppo si adagiò e si compiacque, sia per stile che per temi. D’altronde il successo di vendita lo confermava nella convinzione delle sue scelte, in quanto Irolli non fu artista istintivo, ma piuttosto persona avvertita e colta, fu infatti un intellettuale della cerchia di Salvatore Di Giacomo e di Ferdinando Russo. 

Irolli e l’infanzia

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Vincenzo Irolli, bambino addormentato tra i libri

Irolli vive in una città piena di vitalità e di gioventù ed ama rappresentare i bambini con vivacità, schiettezza e sincera partecipazione emotiva. La sua non è una denuncia sociale, né tocca volentieri le corde drammatiche del degrado. I suoi ragazzi mostrano forza positiva, energia, solarità. I loro ritratti sono inni di adesione alla vita e alla naturalità propria dell’età, alle leggi proprie che la governano, sia nei momenti di impegno (il venditore di fiori, la bambina che fa i compiti) che in quelli di svago (bambina che gioca alla maestra col fratellino, Bambina che legge il giornalino), di spensieratezza e di affetto. Neppure il “Bambino addormentato sui libri” fa eccezione a questa lettura vitalistica e naturalistica dell’infanzia. In un angolo di un salotto borghese adibito allo studio, lo si evince dal tavolinetto con due sedie Thonet  e una carta geografica d’Europa alla parete, un bel bambino biondo, decorosamente vestito, giace intraversato e vinto dal sonno, la testa reclinata sulle braccia conserte sul tavolo di studio, il corpo appoggiato sulla sedia, i piedi accavallati. Quattro libri riposano ammonticchiati sull’altra Thonet, due libri sono ancora di sbieco sul tavolo ai lati del dormiente, assieme a penna e calamaio. Un cassetto aperto del tavolinetto mostra altri libri riposti. 

La scena decreta la vittoria della fatica sulla volontà. Sicuramente il ragazzo si è impegnato sui compiti, come mostra la dovizia di libri già messi da parte nella seconda sedia, ma alla fine le leggi della fisiologia umana, dopo lo sforzo da noia e stanchezza, hanno spinto il giovane nelle braccia di Morfeo a perenne monito che anche le giovani menti non possono essere assoggettate al dovere scolastico (devoirs si chiamano i compiti in francese) oltre un limite onesto. Altrimenti la natura riprende il suo corso ed il corpo fisico (Körper) si impone con le proprie sacrosante esigenze alla mente e alla psyche (Leib). Il quadro è centrato sulla figura del bambino addormentato, posto su due linee perpendicolari che segnano la sezione aurea delle due dimensioni della tela, i particolari sono minuziosamente dettagliati, sapiente l’uso delle luci e delle ombre, create da un raggio di sole sbieco, in una atmosfera terrosa che rende vago il contorno e la sostanza delle pareti e del pavimento. In questa tela Irolli mostra insieme modernità di lettura e misurata abilità accademica, come a voler evitare di disturbare il sonno del bambino con una eccessiva intrusione cromatica, come era uso fare in molte altre opere.

immagini infanzia vincenzo irolli i compiti
Vincenzo Irolli, I compiti

“I compiti” è un quadro sapientemente costruito a sprezzatura, in toni caldi, con pennellate fluide e contrapposizione tra masse in ombra delle pareti e colpi di luce riverberati dal pavimento illuminato. In una stanza a mattonelle rosse con antica finestra a doppio corpo aperta su di un cortile abbacinato di luce, di fronte ad una scrivania d’angolo si trova una bambina, seduta su di una vecchia Thonet. Ha ancora indosso il grembiule nero che lascia appena intravedere un vestitino rosso. La bimba è di profilo, la testa protesa in avanti, completamente assorbita nello sforzo di leggere un esercizio dal libro, che tiene per l’orecchio della pagina con la mano sinistra. Il libro, spalancato ma lontano e in parte sovrapposto al quaderno dove si accinge a scrivere, la costringe ad allungare il collo nello sforzo di lettura. La dinamica della mano destra, appoggiata al bordo della scrivania e del quaderno aperto, mentre impugna una penna ad inchiostro già intinta, la vede invece pronta a passare alla scrittura. Una seconda fonte di luce, opposta alla finestra illumina i tratti del volto, i capelli tirati su da un nastrino rosso, lumeggia il grembiule di azzurrino, mette in luce la rotondità della seduta, le gambe della seggiola, lo spigolo e il pannello laterale della scrivania. Le esili gambette della bimba, con indosso calzini bianchi e scarpette di vernice, sono leggermente sghembe rispetto alla seduta. Irolli coglie appieno, nell’attimo dell’immagine, lo sforzo, l’impegno, la concentrazione, l’autonomia, la metodica efficace, la competenza, la dynamis della prestazione da parte della bambina, rivelandosi non solo maestro nell’osservazione dei tratti esteriori ma fine psicologo dei moti interiori che assorbono totalmente la piccola nella dimensione operativa della sua mente. 

Per vedere altre opere di Vincenzo Irolli, si può utilizzare il link qui sotto:

Vincenzo Irolli: A collection of 65 paintings (HD) – YouTube