Il metodo Boscher

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Quando in Francia uscì il libro di Mathurin Boscher era il 1906 e non tutti sapevano leggere. In quegli anni in Italia solo la metà degli uomini e delle donne sapeva decifrare un testo e scrivere. In Francia andava molto meglio: solo il 17% veniva considerato analfabeta (l’istruzione era gratuita e obbligatoria dal 1892). I libri scolastici circolavano, soprattutto sotto forma di Abbecedari.

Il metodo Boscher (1906) (Coll. Staccioli, MdS)

Boscher era un bretone, un insegnante impegnato ed entusiasta. Nel 1903 mise a punto un suo metodo di apprendimento del “leggere, scrivere, far di conto”. Nel 1906 apparve un libretto che è stato ristampato fino ai nostri giorni. Si chiamava “La giornata dei più piccoli” (La Journée des Tout Petits) e già dal titolo si intuisce che non si tratta di un libro che richiede un apprendimento astratto e noioso, ma di un testo che parla di conoscenze che arrivano dalla vita quotidiana, seguendo “i più piccoli” nelle attività della loro giornata.

La copertina delle edizioni successive ci mostra un bambino e una bambina che leggono il libro in un ambiente campestre. Sembrano sereni e impegnati. Leggono anche se non sono a scuola. Un libro che si può portare in giro e leggere da soli o in compagnia di una mamma, di un papà o di un’amica. Un libro per chi non sa leggere, per imparare piacevolmente a leggere.

Un’edizione della linea verde del metodo Boscher (1946) (coll. Staccioli, MdS)

Violette è il nome della protagonista di un romanzo che oggi ha molto successo (Cambiare l’acqua ai fiori) e quando ha la prima figlia va a comprare proprio il libro di Boscher, perché lei stessa non è andata molto a scuola. Lo legge ad alta voce alla bambina piccolissima, e scrive: “Il libro aveva illustrazioni coloratissime, allegre e ingenue. Ben presto Lèonine ci ha messo le dita sopra, ha imparato a prenderlo … ci si è perfino fatta i denti portandoselo alla bocca come se volesse mangiarlo”. La Journée des Tout Petits è un libro di scuola e di famiglia, per piccoli e per grandi (più avanti nel libro Violette lo presterà ad un’amica adulta che ancora non sa leggere). Un libro ancora oggi ristampato in Francia e diffuso da varie case editrici, assieme ad una serie di altri testi che si definiscono “Méthode Boscher”, assieme ad una pubblicistica vasta, che assomiglia a quello che avviene con il metodo Montessori in Italia.

Nel 1916 la moglie di Mathurin Boscher stampa una nuova edizione del metodo (Boscher era morto nel 1915), aiutata da Joseph Chapron. Il testo si arricchirà di nuove illustrazioni (disegnate da Jacqueline Duché). La copertina si caratterizza adesso per la presenza di una striscia verticale verde sulla sinistra (il testo sarà ricordato come la versione verde del metodo Boscher), per distinguerla dalle prime edizioni che erano color arancio. Con gli anni non saranno prodotti cambiamenti al metodo, se non sostituendo le illustrazioni per renderle più adeguate ai tempi. Ad esempio, la pagina dedicata a “la gallina chiama i suoi bambini” mostrava nell’edizione del 1915 due anziani solitari (gli altri membri della famiglia saranno stati nei campi o a scuola), in quella degli anni Settanta (le illustrazioni sono adesso di Francois Garnier) c’è già una famiglia di contadini che ha una casa che assomiglia ad una villetta, con un tagliaerba, un pozzo in muratura…

Due diverse edizioni (1946 e 1970) del metodo Boscher (coll. Staccioli, MdS)

La struttura del libro è interessante. Si parla di metodo sillabico, ma la pagina che riportiamo (che una stessa struttura in tutte le edizioni) ci dice anche molte altre cose. Intanto inizia con un’immagine, che riporta la famiglia tipo, le galline, i pulcini … Il testo dice: “La gallina chiama i suoi pulcini”. Si inizia a leggere da una frase significativa, legata al quotidiano del bambino. Solo dopo si mette in evidenza la lettera di riferimento: la P di poule (gallina), accompagnata da altre parole che iniziano con la stessa lettera: pipe (pipa), pelote (gomitolo), poussins (pulcini)… Ci sono poi gli esercizi di lettura e di scrittura (in corsivo minuscolo), legati alle sillabe che si riferiscono alle parole che definiscono le immagini. Al termine della pagina appaiono gli esercizi di aritmetica con quattro gallinelle che vengono calcolate sempre in forma diversa.

La giornata raccontata nel libro riguarda i momenti del pranzo in famiglia, la preparazione dei cibi in cucina, i giochi all’aperto, l’amicizia fra una bambina ed un bambino, un nuovo vestito, la semina, una malattia, dei bambini che danno da mangiare ai conigli, la strada, i mezzi di trasporto… Per la prima volta si chiede agli alunni di parlare, scrivere e far di conto, a partire dalla loro vita quotidiana. L’efficacia del metodo veniva confermata dalla velocità di apprendimento dei piccoli, che in poco tempo diventavano capaci di leggere testi più elaborati. I racconti si trovano nell’ultima parte del testo, dove animali (reali e fantastici) o piante raccontano le loro avventure in forma narrativa o poetica. Un libro che si basa sull’idea che i bambini – quando si trovano in un contesto che li riconosce e li valorizza – abbiano una forte volontà di crescere. Come avviene al piccolo abete (protagonista di uno dei racconti finali) che viene vezzeggiato da alcune ragazzine perché è un alberello. Ma dentro di sé il piccolo abete ha un’altra ambizione: “Crescere, crescere: diventare grande e adulto: ecco la cosa più bella che ci sia sulla terra”.