Umberto Cattabrini da anni ormai, cerca instancabilmente, memorie, testimonianze, oggetti e documenti cartacei che possano evocare momenti della scuola istituzionale e non e che ci pongano nella condizione di ricostruire metodi di insegnamento, modalità di apprendimento, comportamenti e mentalità, ormai appartenenti ad una vera e propria archeologia scolastica.
Fra i documenti “ritrovati”, c’è un quadernino che può essere interessante osservare. ll quaderno si presenta con una copertina di cartoncino nocciola, presumibilmente una protezione della copertina originale, color carta da zucchero, che ormai sbiadita e staccata prende il posto del risguardo di copertina. Sul margine superiore di questa paginetta azzurro pallido, appena decifrabile a causa dell’inchiostro scolorito, la scritta Quadernetto e al centro della pagina Manoscritti Levrati Giuseppe – Maestro.
Da notare che la scrittura di questo foglietto ,presenta caratteristiche molto diverse dalla “calligrafia” utilizzata nelle pagine del quaderno, tanto da farci pensare che non appartengano alla stessa persona.
Con i semplici strumenti dell’osservazione visiva non è possibile determinare l’appartenenza delle due scritture, così come è difficile datare con precisione, il periodo in cui è stato compilato il manoscritto, presumibilmente, visto il contenuto, possiamo avanzare un’ipotesi e collocarlo verso la fine dell’800, primi del ‘900.
Considerato il cognome del maestro e il lessico utilizzato, anche se la lingua è quella italiana, il documento può considerarsi di area lombarda o dell’Emilia Romagna.
Nel comune di Bobbio c’e una frazione con questo nome.
Le pagine sono 44, di cui trenta compilate, le altre bianche. Il lavoro del Maestro Levrati si interrompe bruscamente alla lettera S.
La presentazione
La prima e la seconda pagina sono sostanzialmente una presentazione del lavoro che verrà svolto nelle pagine successive e dimostrano che l’attività didattica del maestro Levrati non fu occasionale e spontanea, ma al contrario, sistematica e intenzionale.
Vocali, consonanti e parole formate da queste, sono le stesse che verranno successivamente analizzate, composte e scomposte e vengono presentate nello stesso ordine: da BOCCA a ZUFFA.
Il metodo di apprendimento della lettura che il maestro intende adottare è classificabile come Fonico-Sillabico, con l’aggiunta di un rinforzo per la memoria costituito da rime e filastrocche, per quanto approssimative, e anche un po’ forzate.
Dopo questa presentazione, quasi un indice del sillabario, seguono due pagine vuote.
A pagina sette, preceduta da un ammonimento in rima, rivolto agli scolari
Il dover degli studenti
E’ di stare bene attenti
c’è una singolare tiritera volta a far esercitare gli allievi nelle attività grafiche preparatorie di una corretta scrittura delle lettere, così come previsto dai manuali didattici in uso fino ai primi anni del 900. Peccato non avere anche gli esempi, che probabilmente il maestro eseguiva o avrebbe inteso eseguire alla lavagna.
Questa vien detta…Linea retta
Quando è piegata…Dirò curvata
Di curva parco Dirassi arco
Retta che arco morda dicesi corda
Le vocali
Le pagina successiva è dedicate infatti alla composizione grafica di line e curve che unite generano le lettere.
Appare evidente da questi esempi, il tentativo di facilitare la memorizzazione dei suoni e dei grafismi attraverso le rime, seppur un po’ forzate, tentativo che proseguirà anche successivamente per favorire la composizione di sillabe e parole.
Forse il maestro Levrati faceva ripetere in coro queste filastrocche convinto che la ripetizione in rima fosse adatta ai piccoli scolari e che in questo modo la frase appresa si fissasse nella memoria e perdurasse nel tempo .
Per approfondire il valore e l’uso delle vocali, seguono immediatamente due paginette, sulla formazione dei dittonghi e trittonghi.
Le vocali unite pongo
Due a due e fo il dittongo
E più avanti
Tre vocali troverai
un dittongo chiamerai
come appunto in baia e paio
il trittongo è aia e aio
Seguono esempi in cui dittonghi e trittonghi vengono elencati sia come suoni singoli, sia come parti di parole.
baio, dei, due, bue, poi e così via.
In alcuni casi viene anche segnalata la modalità vocale di emissione del suono.
Se a un sol fiato leggi ai
Le consonanti
Terminate la presentazioni delle vocali e dei loro accoppiamenti il maestro passa a descrivere le consonanti e le loro funzioni:
Secondo la successione prevista nelle prime due pagine di presentazione inizia dalla consonante B b
Sempre seguendo il suo ambizioso intento di applicare il metodo scelto con sistematicità e coerenza, sottolinea accuratamente le componenti grafiche necessarie alla scrittura delle consonanti così come aveva fatto per le vocali,
E non si limita a queste indicazioni, ma dà addirittura suggerimenti sulle emissioni foniche necessarie a riprodurre i suoni ed anche su quali siano gli organi dell’apparato fonatorio implicati in queste operazioni.
IL passo successivo è dedicato alla formazione delle sillabe
Ed anche alle sillabe inverse: ab, eb, ib, ob, ub,
Seguendo un criterio di successione a cui ci ha ormai abituato ,come per le vocali, passa anche per le consonanti a indicare le possibili formazioni di parole, sempre aiutandosi con le rime.
Onde non cada b-ada
Sete mi levo… b-evo
E’ cosa vile b-ile
D’uffizio annoia b-oia
Ha corna due b-ue
L’attività connessa alla lettura e scrittura delle consonanti ispira il maestro Levrati ad un ulteriore accorgimento, diciamo così, didattico: associare le facili rime, ad una attività di movimento.
Una di quelle attività di movimento eseguita nel banco, che possiamo facilmente immaginare e che forse potevano non essere consuete se utilizzate per l’apprendimento della lettura.
Per ogni consonante il maestro procede seguendo lo schema di lavoro prefissato.
Inizia presentando una parola intera quindi isola la consonante sottolineandone la forma scritta e il modo di procedere nella scrittura mescolando line rete e curve, corde e cerchi. Successivamente si sottolinea il modo di emettere il suono.
Segue l’accoppiamento classico con le vocali e una serie di parole che iniziano con queste. Infine una tiritera o una filastrocca per memorizzarle accompagnata a volte da movimenti dei piedi e delle mani.
Le variazioni a questo schema sono prese in considerazione quando l’accoppiamento consonante-vocale o consonante-consonante, origina difficoltà ortografiche o di pronunzia, come per la lettera C della quale segnala i diversi suoni, dolce o duro, a seconda che sia unita alle vocali a, o, u. o alle vocali i ed e.
Curva dura … con a-o-u
Perciò avanti ad a.o,u
Ti consuona ca co cu.
…e invece
Curva schiaccia all’e e all’i
E perciò dirai ce ci
La filastrocca conclusiva questa volta è di tipo domestico
Cu cu co co ca ca ca
La gallina canterà
Ce ce ce ci ci ci
L’uccellin canta così
Le difficoltà ortografiche e di pronuncia vengono segnalate sempre. Per la G ad esempio:
Ga-go gu e
ge gi.,
ma anche Gna gne gni gno gnu .
Una volta individuate le costanti applicate dal maestro sarebbe ripetitivo analizzare consonante per consonante, sillaba per sillaba parola per parola. Non ci sono insomma variazioni di procedura nell’esposizioni successive. Possiamo però notare che le filastrocche e le rime propongono sempre più, esempi di vita semplice e familiare
L
Lillin lil lin lil lin
L’uva chiama il fantolin
N
Ninna nanna fa Nanin
Nonna canta al fantolin
P
Palma palma-polpastrelli
Voi battete miei putelli.
Q
Qua qua quaqua auaqua quà
La cornacchia canterà
R
Ranran ran pran pran
Tamburin fa con le man
Si giunge così alla S, e qui, bruscamente, si interrompe il lavoro del maestro.
Anzi si interrompe proprio all’inizio della scrittura di una parola:
Possiamo fare mille supposizioni sui motivi di questa interruzione e tutte ci riportano alla domanda principale sul perchè è stato scritto il quaderno. Era un effettivo strumento di lavoro che il maestro utilizzava nelle sue attività giornaliere ? O era una proposta da inviare a qualcuno per ottenere un posto che il maestro desiderava ma che non aveva ancora ottenuto? Forse una memoria di ciò che aveva insegnato in tempi passati e che cercava di salvare dall’oblio? Non lo sapremo mai, vista la totale assenza di date o di altre minime indicazioni.
Il senso di questo piccolo manoscritto ,potrebbe variare moltissimo a seconda che sia stato compilato negli anni immediatamente successive all’unità d’Italia o negli anni di fine 800. Appare inutile domandarci cose alle quali con i nostri mezzi limitati non possiamo rispondere, possiamo però segnalare alcuni aspetti della personalità del maestro Levrati che emergono dal suo manoscritto.
Chi non era il maestro Levrati ?
Certamente non era un prete . Nessuna delle parole da lui usate fa riferimento a oggetti di culto, a figure o a ricorrenze e festività del mondo religioso. La sola volta che nomina Dio è per formare una parola col dittongo io. Assenti del tutto Gesù bambino o la Madonna o Santi popolari che invece largo spazio avevano nei testi,utilizzati per l’insegnamento,specialmente per quello rivolto a bambini piccoli.
Non era neppure un precettore di famiglia. Non si rivolge mai infatti ad un unico allievo, ma ad un gruppo, a più scolari, che è facile immaginare battere i piedini e ripetere in coro le sue ritmiche storielle.
Ma il maesto Levrati non è neppure un apostolo laico che inneggia alle virtù della patria, del regno o delle istituzioni sociali e del lavoro.
Le parole che compone, mano, naso, bocc,a gola, dito, appartengono alla sfera senso percettiva e rimandano ad esperienze che sono alla portata di ogni bambino.
Le filastrocche per quanto di nessun valore artistico sono legate alla vita quotidiana, descrivono un mondo rurale, dove i versi degli animali sono utilizzati per comporre suoni che favoriscano l’intuizione e la comprensione degli allievi
Probabilmente il maestro vive e lavora in un piccolo centro di campagna, in un paese del nord, Romagna o Lombardia. Lì riunisce, pagato forse dai genitori o dalla Municipalità*, un gruppo di scolari. Forse didatticamente è un autodidatta con qualche velleità creativa, ma certamente ha ben presenti le fasi di applicazione del metodo fonico-sillabico, e scrive in italiano.
Non saprei dire di più.
Giovanna Masini
*Non va dimenticato che il nord era una delle zone più alfabetizzate d’Italia, che aveva promosso fin dalla fine del XVIII secolo la scolarizzazione della popolazione.
Alfabeto in rima – Maestro Levrati







