Per incominciare: aste, seggiole e tondini

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Sillabario di Caccialupi 1905Nel libro La scuola è bella di Gisella Donati un genitore ricorda che l’avvio della scrittura di una volta si identificava con una serie di segni grafici, dati a ripetere sul quaderno per pagine intere, perché considerati utili ad addestrare la mano del bambino alla precisione del segno prima di  affrontare lo scrivere e lamenta che la maestra abbia avviato lettura e scrittura contemporaneamente partendo da una intera frase.
Così spiegava il metodo delle aste un esperto di oltre un secolo fa:
   Nelle vecchie scuole elementari s’insegnava barbaramente prima di tutto l’alfabeto, poi si procedeva alla sillabazione, per mezzo della compitazione, e solamente compitando, si riusciva a far rilevare la parola. Per colmo di assurdità poi, s’incominciava l’insegnamento della scrittura, solo quando il fanciullo sapeva leggere completamente. Infine non tutti i fanciulli erano addestrati a leggere e scrivere, ma lo scrivere, considerato come arte superiore e difficile era riservato solo a pochi … Volendo insegnare contemporaneamente, per quanto sia possibile, la scrittura e la lettura, non può farsi a meno, nel primo stadio, di larghe serie di esercizi quasi esclusivamente meccanici … Per evitare la noia inevitabile che li accompagna, non v’è altro mezzo che trasformarli in esercizi veri e propri di disegno, i quali, per quanto semplici, avranno sempre la virtù di rappresentare qualche cosa di concreto all’occhio e all’immaginazione dei bambini.
(Pietro Cavazzuti, Scrittura, in: Martinazzoli-Credaro, Dizionario illustrato di Pedagogia, Milano, Vallardi 1904).

Per capire meglio la progressione seguita nell’insegnamento della scrittura si allega un raro sillabario del 1905 del prof. Pietro Caccialupi della casa editrice Biondo di Palermo. Un libriccino molto illustrato in 48 pagine di 13×19 centimetri.

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E per vedere quali erano i “disegni” che precedevano la scrittura delle lettere dell’alfabeto, presentiamo anche il primo quaderno di un bambino di prima classe, quello di “bella copia” scritto a lapis, della fine degli anni ’30 del secolo scorso.

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