UN ALLIEVO VAGABONDO di J.B.Greuze

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Il pittore Jean Baptiste Greuze nacque a Tournus (21 agosto 1725), una cittadina a metà strada tra Digione e Lione, in Borgogna. Il padre, un conciatetti, non approvava la sua passione per il disegno, ma lasciò senza troppa convinzione che il figlio seguisse a Lione il pittore Grandon, il quale aveva notato il talento naturale del giovinetto. Nel 1750 Grandon si sposta a Parigi portando con sé Greuze, il quale ha modo di frequentare l’Accademia reale di pittura e scultura, sotto la guida di Ch.J. Netoire.

Pur non emergendo tra gli allievi, appena espone nel 1755  Il padre di famiglia che spiega la Bibbia ai figli riscuote immediato successo e consenso di critica, mantenuto ed ampliato con le opere successive: Fidanzamento di villaggio, La maledizione del padre, Le uova rotte, La pietà filiale, La veste strappata, Il figlio punito, La buona madre, per citarne alcuni.

Diderot, al quale  Greuze dedicò un ritratto, elogiò il pittore per la moralità dei soggetti, dai quali fu ispirato in alcune sue opere letterarie. Una commedia fu ricavata dal  Fidanzamento di Villaggio citato. Infatti la pittura di Greuze ha un carattere fortemente narrativo, teatrale, a forti tinte sentimentali e talvolta melodrammatiche. I quadri del primo successo rappresentano scene corali, con decine di personaggi che evidenziano espressioni, mimiche corporee e movimenti vivacissimi, come  protagonisti e comparse di una messa in scena.

Sono personaggi della piccola borghesia di provincia ed esprimono nostalgia per la sincerità e genuinità della vita semplice delle campagne, dove ogni avvenimento diviene un evento partecipato e comunitario. Greuze in questi quadri si distacca dal gusto rococo per avvicinarsi molto più, sia per temi che per stile, all’arte fiamminga, che si riflette anche nella tavolozza. È subito elogiato per la perfezione del disegno, meno apprezzato come colorista. 

Un viaggio di formazione in Italia del 1755 lo portò a cimentarsi con temi mitologici in uno stile che non sentì congeniale né fu approvato dalla critica.Tornato velocemente sui suoi passi il pittore riconquistò le grazie del suo pubblico. L’Accademia fece pressioni perché presentasse il suo saggio d’esame. Greuze presentò Settimio Severo rimprovera Caracalla perché voleva essere riconosciuto come pittore storico, alla Poussin, titolo di maggior prestigio, ma ottenne solo il diploma di pittore di genere.

Indispettito e umiliato, anche per alcuni giudizi impietosi di Diderot, si ritirò nel suo salon, che divenne luogo di visita di importanti e potenti committenti, dal primo suo protettore, il cognato di M.me d’Epinay, a Gustavo III di Svezia, da Benjamin Franklin, del quale fu confratello massone, a Giuseppe II d’Asburgo. Caterina II di Russia gli comprò opere a distanza.
Greuze si dilettò anche in ritratti con tratti licenziosi e libertini (La veste strappata, La ragazza dal cappello bianco) riprendendo temi rococò cari a Boucher e Watteau.

La dispendiosa vita mondana  della moglie dissipò il notevole patrimonio accumulato dal pittore che, giunta la rivoluzione, non riscosse più consensi, nel repentino mutare del clima e della sensibilità. Neppure il divorzio lo salvò dalla rovina, visse poveramente l’ultimo periodo della vita impartendo lezioni di pittura.

Nel 1803 Napoleone al potere, memore che Greuze gli aveva dedicato il suo primo ritratto  da oscuro militare, durante la presa delle Tuileries, gli commissionò un ritratto in veste di Primo Console. Questo compito non risollevò le sue sorti economiche. Morì povero e  dimenticato da tutti il 4 marzo 1805.  Al suo funerale partecipò una sola persona, M.lle Mayer, futura compagna di Proudhon.

Numerose opere di Greuze si trovano al Louvre, al Museo Fabre e nel Museo a lui dedicato nella cittadina natale.

Le petit paresseux  (Il piccolo svogliato)
La pittura di Greuze ha due fondamentali filoni che si diversificano per stile e contenuto. Da una parte le opere corali sulla vita di villaggio, con scene affollate di numerosi personaggi, ognuno ritratto a forti tinte psicologiche, con disegno accurato e prevalente sull’effetto compositivo, come in una sommatoria di singoli bei ritratti.  La bravura nel disegno forza la scena ad illustrazione con intenti moraleggianti e didascalici. È questa una pittura alla Hogarth, senza la mordacità che quella aveva, o simile al realismo sociale dei quadri olandesi.

Incontrava lo spirito del momento ed ebbe successo perché si distaccava dalla pittura rococò ancora in voga, che tra pastorellerie, pranzi arcadici sull’erba, altalene e boudoir celebrava la vita spensierata del nobil signore e delle sue cortesi dame . Era la messa in scena della piccolissima borghesia di provincia, dei suoi drammi e dei suoi valori.
Il secondo filone di pittura di Greuze invece è dedicato alla singola figura umana e si sostanzia di veritieri ritratti (Diderot, Napoleone, Franklin) o di piccole scene di genere (La fanciulla col cane nero, La fanciulla col cappello bianco) dove il conquistato realismo rivitalizza tematiche rococò.
È un’arte accattivante e compiaciuta per la bravura  messa in gioco, antesignana dell’Art Pompier.

Di questo filone, pur avendo intenti moraleggianti come nell’altro, è l’opera  Le petit paresseux , che potremmo tradurre con Lo studentello svogliato o Il piccolo vagabondo.Il quadro si trova al Museo Fabre ed è una tela ad olio di medie dimensioni : 65×54,5 cm.
 Un ragazzo intorno ai dieci anni, seduto, la testa abbandonata sul tavolo, sta dormendo davanti ad un libretto aperto dalle pagine tormentate, forse una grammatica. Il sonno è pesante per lo sforzo e la stanchezza, il volto dal bell’incarnato delicato è stremato dal  terribile sforzo dello studio  vissuto come tedioso. Ma il titolo getta la colpa sulla sua svogliatezza, è  “un allievo vagabondo”. La scena è asciutta ed essenziale, tutta giocata su tinte ocra, con particolare calligrafismo nel tratteggiare i bei tratti teneri e delicati della giovane creatura e i suoi ricci bruni in luce radente. Quadro di un realismo magistrale, un apice della pittura di Greuze. 

L’opera è del 1755. In quel momento esistono in Francia tre tipologie di formazione per i fanciulli, a seconda del rango e della nascita:
la scuola religiosa, tenuta dai curati o sotto la loro supervisione, con intenti catechistici e confessionali; la scuola paterna, per i figli dei self made men della borghesia, con intenti pratici del leggere,scrivere e far di conto spesso a fini commerciali;
infine il precettorato, riservato al giovinetto di alto lignaggio, il quale viene privilegiato da un insegnamento continuo in esclusiva, finalizzato all’inserimento negli alti ranghi ai quali una fausta sorte lo ha vocato per nascita.

Quando Greuze dipinge il fanciullo addormentato  mancano  sette anni alla prima edizione dell’ “Emile” di Rousseau, ma la scoperta dell’infanzia come fase peculiare della vita, con le sue logiche, le sue dinamiche psicologiche, le sue problematiche è tema dibattuto nei salons  illuministi e nel cenacolo dell’Enciclopedia. Si scopre che la molla educativa da sfruttare per la crescita intellettiva dei bambini è la  forte  curiosità, ed il mezzo pervasivo da adottare è il gioco, che muove la loro spontanea volontà ad aderire all’apprendimento. 
Invece trattare i fanciulli come homunculi in carriera, far pesare la conoscenza come un dovere accigliatamente sorvegliato, le cui mancanze vengono continuamente sottolineate e punite, mentre le conquiste mai considerate, tutto questo appare alla luce della grande costruzione del pensiero illuministico , che si prefigge  il conseguimento della felicità possibile per ogni umano e per ogni fase della sua vita, come errore da emendare con nuovi approcci ermeneutici ed educativi.

Ora Greuze aveva contatti e familiarità con gli ambienti dei philosophes, ed era membro della Massoneria, ma la sua committenza era aristocratica. Dunque niente di forzato a pensare che ci sia una voluta incongruenza tra titolo del quadro e  suoi contenuti. Infatti, scansato il giudizio morale del titolo, l’immagine si presta ad una lettura di opposti significati: il volto stanco del fanciullo accasciato e addormentato davanti al libretto spiegazzato può anche voler dire che quei metodi di apprendimento, fatti di devoirs costrittivi sono fallimentari ed inappropriati per la reale formazione del futuro cittadino, che l’infanzia nella sua sublime freschezza e delicatezza va rispettata secondo  leggi fisiologiche e psicologiche proprie e peculiari, senza severe costrizioni improduttive. Il sonno del bambino davanti al libro da studiare denuncia la fuga da una realtà indesiderabile, la noia, la stanchezza, l’estraneità, l’ostilità tra quel metodo di apprendimento e le legittime richieste dell’infanzia.