1886 -1890

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La legislazione sul lavoro dei minori, con un incomprensibile ritardo rispetto alle legge sull’obbligo scolastico, vieta l’ammissione al lavoro negli opifici industriali, nelle cave e nelle miniere i fanciulli dell’uno e dell’altro sesso, se non hanno compiuto l’età di nove anni o quella di dieci se si tratta di lavori sotterranei (art. 1 della L.11 febbraio 1886 nn.3657)

In Italia si dibatte sull’opportunità di introdurre il lavoro manuale nella scuola per i maschi, le bambine avevano da sempre i lavori donneschi, come incentivo alla frequenza scolastica.

Il regolamento dell’88 recupera con poche varianti quello del ’60, a cui aggiunge: le legge sull’obbligo scolastico e l’insegnamento della ginnastica, lo studio delle prime nozioni dei doveri dell’uomo e del cittadino e fa dell’insegnamento religioso una materia a richiesta dei genitori.

Il corso elementare è definitivamente fissato in cinque anni diviso in due livelli: le prime tre classi il livello inferiore e la quarta e la quinta il superiore. L’esame di terza diventa quello del proscioglimento dall’obbligo. rimarrà fino al 1955 come primo esame scolastico.

La riforma delle istruzioni, scritte dal Gabelli in assoluta coerenza con le sue convinzioni pedagogiche, e dei programmi frutto invece di evidenti compromessi, appaiono tra loro in contraddizione per un modello nozionistico dei programmi che nelle istruzioni era del tutto rifiutato.

Con il nuovo regolamento e i nuovi programmi si cominciano a vedere le prime pagelle le quali, oltreché mezzi di documentazione dei progressi di un alunno, si prestano ad essere utili veicoli di interazione tra le famiglie e la scuola sul piano culturale e sociale. Comincia così una fase nuova per una parte della scuola elementare italiana.

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