1896 – 1900

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Anni difficili quelli che scandiscono la fine del XIX secolo in Italia: la sconfitta di Adua, la caduta del governo Crispi, la crisi economica, la repressione, l’assassinio di Umberto I e un flusso emigratorio che si fece imponente a causa delle condizioni quasi disumane in cui si trovavano vaste popolazioni del sud d’Italia, ma non solo del sud.

Nella scuola elementare ai normali programmi si affiancano quelli relativi alle nozioni di agricoltura, attraverso le quali si pensava di introdurre elementi di innovazione nell’agricoltura tradizionale, sull’esempio delle esperienze toscane preunitarie di Cosimo Ridolfi a Meleto. Per le bambine era centrato sulla conservazione delle derrate , i lavori nella stalla, nel giardino e nell’orto, in coerenza con il ruolo della donna e quelli del lavoro manuale per i maschi.

Sulla scuola elementare tiene banco il problema dell’insegnamento religioso che era nella potestà dei Comuni dare o non dare, ma da alcuni si voleva obbligatorio nelle scuole e impartito dai preti, mentre altri lo volevano “restituito” alle cure della famiglia. Nel 1898 su 8255 Comuni 6394 provvedevano all’insegnamento religioso con maestri per lo più laici. Nella pagella la voce religione non c’era e le certificazioni sulla frequenza e gli esiti di questo insegnamento erano forniti a richiesta delle famiglie.

L’autonomia comunale non riguardava solo la religione: non essendo la pagella un documento ufficiale per la scuola elementare, ogni Comune indicava le materie secondo raggruppamenti particolari, pur mantenendo presenti tutte le materie previste nei programmi.

896-900F