1966 – 1970

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Al tornitore non si permette di consegnare solo i pezzi che sono ben riusciti. Altrimenti non farebbe nulla per farli riuscire tutti. Voi invece sapete di poter scartare i pezzi a vostro piacimento.
Perciò vi contentate di controllare quello che riesce da sé per cause estranee alla scuola.
E’ questo uno dei passaggi più noti di “Lettera a una professoressa” scritta da Don Milani, in collaborazione con i suoi scolari, a seguito della bocciatura che due di loro ebbero all’esame da privatisti del primo anno in un istituto magistrale di Firenze. La “lettera” venne pubblicata l’anno dopo, nel maggio del 1967, un mese prima della morte del sacerdote e diventò una bandiera nelle agitazioni studentesche del ’68 e la molla per molte delle riforme scolastiche che seguirono, prima fra tutte il tempo pieno.

Il messaggio più forte che il libro trasmise fu quello che il compito della scuola è formare e non selezionare e questo diede a Don Milani e alle altre sue opere, una risonanza internazionale, tanto che oggi, nelle liste dei grandi educatori di tutto il mondo, il parroco di Barbiana insieme a Maria Montessori, rappresentano l’Italia del novecento.

Sono questi anche gli anni di nascita della scuola materna statale, un servizio scolastico non obbligatorio ma gratuito per tutti i bambini dai tre ai sei anni, che si veniva ad aggiungere a un uguale servizio finanziato e gestito da molti Comuni o da istituzioni religiose o privati. Con la scuola materna si veniva a delineare un percorso formativo che dai tre anni portava ai quattordici, ma che in poche realtà avvenne secondo una linea pedagogico-didattica di vera continuità.

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