[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2015/02/71-75H.jpg” width=”120″ height=”120″ align=”left” linkstyle=”pp”]Nel 1971 si realizzano le prime scuole a tempo pieno, su un progetto di ampio respiro rispetto al tradizionale doposcuola di tipo compensatorio fatto per tenere in un ambiente protetto e seguiti nello studio quei ragazzi i cui genitori lavoravano. Tempo pieno inteso come piena cittadinanza, uguaglianza non solo formale, lotta all’emarginazione e allo svantaggio economico, sociale, culturale e per una didattica diversa da quella tradizionale.
La scuola […] deve proiettarsi al di fuori dei limiti ristretti delle aule-scatola e degli edifici, per toccare i problemi economico-produttivi, sociali e civili, storico-geografici, artistici, scientifici, umani in genere, che caratterizzano l’ambiente, e tutto questo sia a livello degli adulti educatori, sia a livello dei ragazzi. Una scuola chiusa ed estranea ai problemi ed ai bisogni del mondo, tutta ristretta a ruminare un sapere già codificato o comunque scisso dalla realtà, non ha alcun carattere educativo. È solo un luogo e uno strumento di alienazione.
Una scuola “a tempo pieno” deve tendere a promuovere tutti non solo nel senso fiscale del termine, ma soprattutto nel senso di dare valore alla peculiare esperienza di ciascuno e di svilupparla al massimo, in un contesto di valori sociali. (B.Ciari)
Con i Decreti delegati del maggio 1974, su delega al Governo dell’anno precedente, l’organizzazione della scuola perde la sua tradizionale struttura verticistica passando ad un funzionamento amministrativo, didattico ed educativo, affidato ad organi a carattere collegiale rappresentativi di tutta la comunità scolastica.
di Letizia Pellegrini


