1981-1985

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[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2015/04/8185H.jpg” width=”200″ height=”200″ align=”left” linkstyle=”pp”]Il processo di innovazione del sistema scolastico degli anni Ottanta con i tentativi di Riforma della scuola superiore, vede per la scuola elementare il suo compimento con l’approvazione dei Nuovi Programmi didattici.
Per elaborare il testo dei Programmi furono necessari oltre tre anni di dibattito (dal 1981 al 1983) all’interno di una commissione ministeriale, prima ristretta, poi allargata a metà cammino, composta da sessanta componenti provenienti da un’area particolarmente estesa del mondo scolastico, dalla scuola primaria all’Università, del mondo della ricerca e dell’associazionismo.

I Nuovi Programmi presero il posto di quelli in vigore dal ’55. Trent’anni di legislazione densa e specifica: il tempo pieno, i decreti delegati del 1974, l’inserimento nella scuola comune di alunni portatori di handicaps, il cambiamento della scheda di valutazione.
Per la prima volta nei Nuovi Programmi vengono fissati i princìpi della valutazione mediante la messa a fuoco dei punti di partenza e di arrivo, dei processi, delle difficoltà riscontrate e degli interventi compensativi attuati […]. Le informazioni dovranno essere raccolte secondo criteri che assicurino un positivo confronto dei livelli di crescita individuali e collettivi […]. La comunicazione pubblica dei risultati di tale attività di valutazione dovrà fornire testimonianza anche fedele di quanto la scuola ha fatto o si impegna a fare in ordine allo sviluppo del singolo o del gruppo.

Accolti con grande favore, i programmi dell’85 avevano come novità forti: la lingua straniera, l’informatica, ma anche una rifondazione del significato e dello studio dell’italiano e della matematica.
Lo slogan con cui furono presentati era che: chiuso il tempo dell’alfabetizzazione nazionale si apriva quello dell’alfabetizzazione culturale.

Sul piano storico sono stati, almeno fino ad oggi, l’ultimo documento scolastico chiamato “programmi”.

di Letizia Pellegrini

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