Maestri, per la legge, si diventava seguendo un corso di scuola normale o uno di scuola magistrale, l’ammissione ai quali era possibile a 16 anni di età per i maschi e a 15 per le ragazze, praticamente avendo come preparazione di base solamente quella ricevuta con la frequenza di una scuola elementare o, tuttalpiù per i maschi, con il triennio dei ginnasi inferiori o della scuola tecnica. L’ammissione avveniva tramite un esame di lingua: una composizione scritta, e una prova orale sulle prime regole di grammatica, sulle quattro operazioni aritmetiche, sul catechismo e sulla storia sacra. Per l’iscrizione erano inoltre da presentare un certificato medico, che dichiarasse il candidato esente da malattie o difetti fisici tali da renderlo inabile all’insegnamento e un attestato del Consiglio delegato del Comune di residenza sul suo comportamento morale, che doveva essere degno del ruolo di un futuro insegnante. Quest’ultimo documento sarà, a lungo, quello di maggior peso per le speranze di un maestro e di una maestra di avere un lavoro, o di essere “eletti” in qualche scuola, come si diceva allora.
Le scuole normali, di durata triennale, davano come diploma quello di maestro o maestra normale di grado inferiore dopo due anni di studio e di grado superiore alla fine del triennio, previo esame sulle materie obbligatorie e facoltative del corso seguito.
Le scuole magistrali si differenziavano da quelle normali per un alleggerimento del carico di studio: per diventare maestro elementare era infatti sufficiente sostenere i soli esami obbligatori del corso normale e non quelli facoltativi [i]. Nei primi anni, la mancanza di maestri indusse ad istituire anche scuole magistrali e conferenze magistrali, il cui corso poteva durare dai due ai dieci mesi che davano un’abilitazione all’insegnamento di grado inferiore.
Nell’anno scolastico 1862-’63, sappiamo che gli insegnanti erano 31.424 , il 56% dei quali maestri ed il 44% maestre, e di questi erano 16.770 quelli in possesso di una patente definitiva mentre i rimanenti 14.651 facevano scuola grazie a quella che era considerata una patente provvisoria, valevole per un anno e rinnovabile negli anni successivi. (Da: Statistica del Regno d’Italia, Istruzione pubblica e privata, anno scolastico 1862- 1863, Parte I, Istruzione primaria, Torino, Dalmazzo, 1865)
Chi erano questi maestri ? Molti erano religiosi, sacerdoti o suore, che in quell’anno scolastico tra patentati e no, erano un terzo del totale dei maestri; altri provenivano comunque da una formazione parrocchiale, come i sagrestani o molte brave donne raccomandate dai parroci, altri ancora erano artigiani senza lavoro o con il doppio lavoro, altri ancora provenivano dalla categoria dei combattenti delle campagne per l’unificazione, e poi c’erano ancora preti mancati per non aver finito gli studi in seminario o studenti universitari in attesa di portare a termine i propri studi ed altri ancora, le quantità dei quali non sono definibili per le diverse categorie.
[1] – Nel R.D. del 9 novembre 1861 n. 315 (Programmi e regolamento per le scuole normali e magistrali e per gli esami di patente de’ maestri e delle maestre delle scuole primarie) all’art. 22 si legge:” Le materie obbligatorie per gli esami sì verbali come in iscritto degli aspiranti al grado di Maestro inferiore sono, 1. catechismo e storia sacra, 2. lingua italiana, 3. aritmetica e nozioni elementari sul sistema metrico decimale, 4. pedagogia, 5. calligrafia; e per gli esami degli aspiranti al grado di Maestro superiore sono obbligatorie le seguenti materie, 1. religione, 2. regole del comporre e cenni di storia letteraria, 3. aritmetica e contabilità, 4. nozioni elementari di geometria, 5. nozioni elementari di scienze fisiche, 6. storia nazionale e geografia, 7. pedagogia, 8. calligrafia. Per le aspiranti Maestre tanto dell’uno quanto dell’altro grado sarà pure obbligatoria la prova sui lavori donneschi”. Le altre materie indicate dai programmi sono facoltative ed erano: morale, regole del comporre, canto corale, a cui sono da aggiungere i lavori femminili nelle scuole per ragazze, mentre in quelle maschili si insegnavano anche le nozioni generali di agricoltura, sui diritti e doveri, e sulle leggi elettorali e dell’amministrazione pubblica.

