I bambini e la scuola di Albert Samuel Anker

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Albert Anker, la scuola del villaggio 600x351La biografia
Albert Samuel Anker (Ins-Anet, 1 aprile 1831 – 1910), figlio di uno stimato veterinario del cantone di Berna, fin da adolescente segue i corsi d’arte di Louis Wallinger a Neuchâtel ed in seguito compie studi liceali a Berna fino al 1851. Viene destinato agli studi di teologia, prima nella stessa capitale cantonale, poi ad Halle in Germania, dove rimane folgorato dalle belle raccolte d’arte della città tedesca. Decide di chiedere con fermezza al padre di permettergli di fare studi artistici . Ottenuto l’assenso ed il finanziamento nel 1855 si reca a Parigi dove frequenta la scuola superiore di belle arti sotto la guida del pittore del Vaud Charles Gleyre. Qui, pur in un clima aperto e amichevole, si imponeva il primato del disegno, della figura, del nudo secondo l’impostazione neo-classica. Da quell’ottima scuola passarono in quegli anni Wisthler, Monet, Renoir, Sisley.
Anker, nelle prime opere, affronta temi religiosi, compresi i ritratti dei due grandi riformatori Lutero e Calvino . Tornato ad Ins attrezza la soffitta della grande casa dei genitori come proprio atelier ed inizia a dipingere temi legati alla realtà, alla vita quotidiana,alle abitudini e costumi delle comunità rurali circostanti. Ben presto la sua pittura è apprezzata in patria e all’estero.Nel 1864 sposa Anna Rüfli dalla quale ebbe sei figli. Due morirono in tenera età , quattro, cioè Louise, Maria, Moritz e Cecile saranno spesso i soggetti dei suoi ritratti dell’infanzia. Con “ragazza dormiente nel bosco ” del 1865 ottenne i massimi riconoscimenti a Parigi, dove si recherà ed abiterà abitualmente con la famiglia durante la stagione invernale, tutti gli anni fino al 1890. Divenuto illustre Cavaliere della legione d’onore in Francia, entrò anche nel Consiglio di Berna adoperandosi per la costruzione del museo delle arti della città. Fece frequenti viaggi, in particolare in Italia, i cui paesaggi ritrasse volentieri ad acquerello . Nel 1900 la sua città lo insignì della laurea honoris causa. Purtroppo l’anno successivo un ictus gli procurò la peggiore disgrazia per un pittore: la paralisi della mano destra. Da allora fino alla morte Anker dipinse solo che due tele ad olio mentre riuscì a produrre centinaia di splendidi acquerelli. Solo allora gli fu dedicata una mostra retrospettiva a Neuchâtel.

Opere e critica
Dopo le opere a carattere biblico e storico degli esordi Anker si dedicò alla realtà della vita rurale dei villaggi svizzeri, declinata in tutti i suoi aspetti: istituzionali, familiari,comunitari, lavorativi. In queste opere sono presenti: un afflato di simpatia umana, l’ orgoglio di appartenenza, l’umanesimo cristiano, un amore per l’armonia d’insieme e per la precisione dei dettagli. Le tematiche toccano la vita infantile: i giochi, le relazioni dei bambini tra loro e con gli adulti, le attività, la scuola, le letture. Profonda attenzione è rivolta anche alle attività domestiche delle donne, alle diverse età della vita, alle tradizioni,alla vita interna alla casa, ad eventi usuali o ricorrenze. Nella pittura d’ambiente si profonde in una diffusa rappresentazione di oggetti usuali, carezzandone con maestria ed affetto le consuete forme. Fu anche maestro superlativo di nature morte; ne dipinse più di 30 e sono tutte di indiscussa bellezza e precisione nella fattura.
Per un malinteso orgoglio nazionale alla sua morte tutte le opere all’estero furono ricomprate e rimpatriate. Questo ha nuociuto alla diffusa dimensione internazionale dell’artista. Anker per questo è stato ingiustamente visto come un pittore di sola dimensione svizzera. Altrettanto riduttiva è la tesi che vuole comprimere la pittura di Anker a pittura di genere, pittura folkloristica ed illustrativa. È stato invece un intellettuale a tutto tondo e la sua pittura è ricca del vasto mondo di conoscenze che seppe accumulare. Si occupò con competenza di storia antica,di archeologia, di storia locale e di studi biblici: leggeva la Bibbia nei testi originali greci ed ebraici. Nelle ricche annotazioni dei suoi 46 diari dimostra di conoscere ben sei lingue. Fu inoltre appassionato pioniere, assieme alla figlia Cecile, di fotografia.
Altro che semplice pittore popolare di talento. I suoi quadri seguono una linea di ricerca rigorosa, che pur aggiornata agli sviluppi dell’impressionismo, infatti si appropria della nuova luminosità e del primato del colore che quel movimento propugna, rifiuta la scontornazione e la scomposizione della figura, privilegiando invece l’esattezza rappresentativa, ottenuta selettivamente con sintesi che esaltano la freschezza, l’immediatezza, la comunicabilità dei volti, delle vesti, dei paesaggi, delle scene corali. Anker quindi pittore consapevole della bontà qualitativa dei propri mezzi espressivi, che propone in composta solitudine una propria linea di lettura artistica della modernità.

Anker e Pestalozzi
Albert Anker è un pittore di fondamentale importanza per la sua estesa produzione dedicata all’infanzia.
In un celebre quadro ritrasse magistralmente Heinrich Pestalozzi nella sua scuola-collegio per orfani del 1799. La pedagogia del Pestalozzi è la guida e la chiave di lettura di tutti i numerosi quadri che dedicò all’infanzia e alla vita degli scolari.
Il primo elemento che emerge dai ritratti infantili è la dignità e l’autonomia dell’infanzia come momento necessario della formazione dell’uomo e della donna secondo i dettami russoiani. Il secondo merito, come seguace di Pestalozzi, consiste nel sottolineare continuativamente come l’opera educativa dei fanciulli abbia un carattere sociale e comunitario e che ogni momento della loro vita: il gioco in casa, le letture, i compiti, l’osservazione della natura, le esercitazioni patriottiche, le relazioni affettive, insomma tutto, tutto si deve alleare con voluta coerenza all’educazione scolastica, in modo che i ragazzi non percepiscano contraddizioni stridenti o doppiezze valoriali nei diversi momenti della loro vita, ma anzi si vedano al centro di una attenzione, una accudienza, una tutela affettiva che valorizza i propri autonomi sforzi realizzativi.
Il familismo amorale della presente epoca avrebbe quindi molto da imparare dal sereno mondo pedagogico ottimista e cristiano di Anker. In questa visione natura e società sono alleate e maestre di vera vita. Ogni membro della comunità si fa educatore: il nonno, il padre, il fratello o la sorella più grande, il vicino, la maestra. L’educazione ha un carattere spontaneo, è una relazione comunitaria, cioè calda nei sentimenti, affettuosa, rivolta alla partecipazione attiva dei fanciulli alla propria formazione, perciò si lascia libera, se non è molesta, la loro spontaneità, l’espressività libera, la creatività.
Anche l’educazione morale ha carattere corale e segue le tappe dell’incontro necessario con ciò che è bene e ciò che è male, i singoli fatterelli, gli accadimenti dei bambini, seguito dall’acquisizione ed il rafforzamento degli abiti comportamentali virtuosi e coronata infine dalla conquista intellettuale dei concetti morali. I bambini di Anker scorazzano allegramente come pulcini nell’uscita scolastica guidata dalla maestra, formando piccoli sottogruppi sociali, oppure malatini a letto passano il tempo con piccoli giochi che intrattengono un fratello più piccolo, leggono per il nonno, si pettinano ed intrecciano i capelli, si armano del necessario per recarsi a scuola, sorvegliano il neonato affidato loro, imparano a sferruzzare, ascoltano i racconti dei vecchi. La loro libera autonomia è sempre in armonia con il compito di formazione che la stessa crescita umana pone come istanza necessaria. Pur alla ricerca di una bellezza, di una verità , di un valore estetico dell’opera,Anker, nella sua pittura infantile è stato un profondo illustratore enciclopedico delle tesi educative di Pestalozzi, che seppe utilizzare anche praticamente nell’educazione dei suoi amatissimi figli.

Enio Lucherini

Un’interessante sintesi dell’opera di Albert Anker, messa in rete da Isabel Jmenez, è visibile in:  

Nell’immagine: Dorfschule von 1848 “La scuola del villaggio”
olio su tela, 104×171 cm, si trova al “Kunstmuseum Bern”