[frame src=”https://www.museodellascuola.it/wp-content/uploads/2014/09/Vacanze-Operose-1948-01.jpg” width=”200″ height=”200″ align=”left” linkstyle=”pp”]Siamo ormai agli sgoccioli degli ultimi giorni utili per completare, o finalmente fare, i compiti assegnati per le vacanze. In famiglia si vivono momenti di vera tragedia. Rare le situazioni virtuose, con i compiti già fatti alla fine della scuola ed ora allungati di qualche esercizio in più del dovuto. In linea di massima i più refrattari sembrerebbe che siano i maschi, che fidano sulla benevolenza materna, convinti che all’ultimo minuto la mamma saprà trovare una scusa credibile per le maestre sulla mancata consegna o, alla meglio, che sia la stessa mamma a guidare la mano e la mente del pargolo nel calcolo, nei problemi, nel racconto delle vacanze, nella lettura consigliata proprio per lui.
Storia antica quella dei compiti per le vacanze che ritualmente si ripresenta ogni anno puntuale come il costo dei libri e quello degli accessori “firmati”: grembiule, zaino e astuccio su tutti.
I compiti delle vacanze? Sono un affare di famiglia. Inutile negarlo. Alzi la mano chi non ha mai dato una mano ai propri figli. Come scordare le pagine da colorare dell’estate della prima elementare? Quei cieli azzurrini che non finivano più, le immense praterie verde mela? “Mamma, ancora colorare?”. E tu, sapendo di sbagliare, cedi e ti metti lì a riempire gli spazi con la matita verde e quella blu, alla fine ridotte a mozziconi.
Ed è solo l’inizio. L’anno dopo arrivano le tabelline, la “e” che unisce e quella che spiega, la “a” con l’acca e senza. E poi l’analisi grammaticale e quella logica, la geometria… Ogni anno la stessa solfa. Sognando la California dei compiti, la Francia, dove d’estate non li danno e durante l’anno sarebbero addirittura vietati per i bimbi delle elementari (almeno quelli scritti), in nome dell’égalité, perché sono fonte di discriminazione fra gli allievi ricchi e quelli poveri, i madrelingua e gli immigrati. Che poi spesso questi divieti siano disattesi dai prof pressati dalle famiglie vittime di una cultura ultraprestazionale è un’altra storia…
In Inghilterra, dove più che a scolpire nella pietra principi inviolabili che non reggono alla prova dei fatti si bada al sodo, i compiti estivi si fanno sì, ma sono per lo più libri da leggere e poi riassumere e commentare.
Il problema è che la pausa estiva in Italia dura il doppio che in Inghilterra e un mese più che in Francia (13 settimane per l’esattezza contro le 6 degli inglesi e le 9 dei francesi). “Quindi se la domanda è: compiti delle vacanze sì o no?, la mia risposta è sì”, dice Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia all’università Bicocca di Milano. “Semmai quello che mi preoccupa è la mancanza di creatività dei librettini delle vacanze. Ai bambini bisognerebbe chiedere di rielaborare il proprio vissuto: racconta la tua estate, colleziona foto e fanne un collage, scrivi una filastrocca in inglese, ripassa le tabelline usando le conchiglie raccolte in spiaggia o la sera a cena moltiplicando 4 pizze per 9 euro”…
I vostri figli non sono dei lettori voraci, come la maggior parte dei loro coetanei ? Basta dare loro un ritmo di lettura giusto, dice Dell’Oro: tre pagine al giorno, sei facciate, non una di più, non una di meno. Sembra banale, ma funziona. “A volte mi chiamano i genitori dei ragazzi che sono venuti da me per farsi aiutare dopo aver preso dei brutti voti a scuola. E mi dicono: “Ma come ha fatto a far leggere mio figlio?”. Insomma: poche indicazioni di metodo e poi bisogna lasciar fare i bimbi e i ragazzi da soli. Più facile a dirsi che a farsi. Chi ha buttato un occhio sui libri delle vacanze dei propri figli sa bene quanto possano essere complicati, o poco immediati, certi esercizi. “Mamma, come si fanno le frazioni improprie?”. Oddio, le frazioni improprie. …
(da: Orsola Riva, Compiti per le vacanze ? Sono un affare di famiglia, Corriere della Sera, 5 settembre, 2014)
Fin dal primo ‘900 le case editrici per la scuola videro che anche i “compiti per le vacanze” potevano essere progettati e guidati da autori competenti in aiuto dei maestri e dei genitori, che in un breve opuscolo trovavano già pronto il cosa fare e quando farlo, liberando i primi da lunghe dettature a fine anno scolastico e i secondi di sostituirsi al maestro o alla maestra.
Il Museo ne propone e presenta due integralmente, come d’abitudine nel Museo della Scuola: il primo, del periodo fascista, per l’estate tra la prima e la seconda classe:
Pietro Caccialupi, Riposo, non ozio! Guida per le occupazioni intellettuali delle vacanze, casa editrice Alba, Milano, s.d. Clicca per vedere
ed il secondo nell’immediato dopoguerra
(Fratelli delle scuole cristiane, Vacanze operose, Casa Editrice A. & C., Roma – Torino, 1948 clicca per vedere


