Max Ihlenfeldt,in arte Massimo Campigli, ebbe una vita avventurosa e nomade, degna di un romanzo. Nasce il 4 luglio 1895 a Berlino da una giovane ricca borghese di 18 anni, al di fuori del matrimonio. Viene allevato dalla nonna a Settignano (Firenze) dove la famiglia si trasferisce con il piccolo Max. Anna Paolina Luisa,la madre, era presentata come una giovane zia, per la società.
Conosciuto il signor Bennet, un inglese rappresentante di colori, Anna Paolina lo sposa e va a vivere con lui ed il piccolo Max prima in piazza Beccaria e poi in via Cittadella, sempre a Firenze. Nel 1909 la famiglia si sposta a Milano e Max, a 15 anni, viene messo al corrente della sua vera nascita. Nel 1914, ancora diciannovenne, viene assunto al Corriere della Sera in qualità di segretario. Entra a far parte del mondo degli artisti scrivendo un articolo sulla rivista Lacerba dal titolo “Parole in libertà “, articolo che in età matura liquiderà nella sua biografia intitolata ” Scrupoli” come uno “sciocchezzaio futurista” . Chiesta ed ottenuta la cittadinanza italiana parte volontario nella Grande Guerra con il grado di sottotenente. Si batte con la Terza Armata sull’Isonzo e sul Carso, dove nell’agosto del ’16 viene fatto prigioniero dagli austriaci e rinchiuso in una fortezza a nord di Vienna. Dopo una rocambolesca fuga, attraverso Ungheria, Moldavia e Ucraina giunge in Russia nel giugno del ’17, proprio mentre infuriava la lotta rivoluzionaria per il potere. Alla vigilia della rivoluzione di Ottobre Campigli si sposta a Murmansk, dove riesce ad imbarcarsi per Londra. Rientrato a Milano viene decorato al valor militare e assunto al Corriere della Sera in qualità di corrispondente da Parigi. Nella capitale francese nel 1919 lavora come pittore autodidatta di giorno, e come giornalista di notte, tenendo lo studio prima in Rue Daguerre e poi in Rue d’Alesia, mentre frequenta a Montparnasse un celebre ritrovo di artisti. Il suo esordio ufficiale avviene nel 1921 quando partecipa al Salon d’Automne con l’opera “L’arrotino”, mentre già l’anno successivo riesce a vendere alcune opere. Da questo momento la sua carriera passa di successo in successo . Nel 1923 espone a Roma, presentato da Emilio Cecchi, e bissa la partecipazione al Salon . Nel 1925 partecipa a tutti e tre i Salons parigini e allestisce la prima mostra a Milano.Da quell’anno si può permettere di vivere solo del proprio lavoro artistico sposando il prime nozze la pittrice rumena Magdalena Radulescu. Si consacra come artista a livello internazionale con mostre a Parigi, Zurigo, Dresda, Amburgo, Amsterdam.
Un piacevole viaggio estivo, nell’agosto del ’27, stagione in cui visita i parenti a Firenze per poi recarsi a Roma, segnerà una svolta epocale nella sua produzione artistica. Dopo aver visitato il Museo nazionale etrusco di Valle Giulia ha come una folgorazione, che lo spinge a rinnegare le opere prodotte finora, e che pure gli avevano dato fama. D’ora in poi la sua produzione, basata essenzialmente su figure femminili, avrà come riferimento estetico l’arte Minoica arcaica ed etrusca. Nasce adesso la caratteristica cabala del numero otto. Infatti l’artista confessa di partire, per ogni figura umana che dipinge, da una forma ad otto e da un rettangolo, che possono rispettivamente diventare testa, cappello , spalle, porta, ambiente, scena o semplice campitura.
Con questo metodico accorgimento Campigli riesce a dare alle sue produzioni quell’ inconfondibile grado di grazia e di eleganza e quell’impronta caratteristica che rende immediatamente riconoscibile un’opera come sua. Anche il suo nuovo stile riscuote un enorme successo: espone a Lipsia, Parigi, Madrid e Mosca . La sua opera “La cucitrice” diventa patrimonio dell’Ermitage di San Pietroburgo.
Nel 1936 sposa in seconde nozze la scultrice Giuditta Scalini ed ha successo a New York, dove ottiene molte committenze per ritratti e dove decora ad affresco il padiglione italiano dell’ Esposizione universale. In Italia affrescherà il Palazzo di Giustizia di Milano e L’università di Padova, convinto, come dirà, che ” la pittura monumentale ha una funzione sociale ” . In seguito dichiarerà : ” ho usato l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico…una idealizzazione del sottosuolo dell’Italia”. Al culmine della seconda guerra mondiale,nel ’43, scappa da Milano e si rifugia a Venezia presso il poeta Diego Valeri dove la moglie dà alla luce il figlio Nicola.
Nell’immediato dopoguerra, di nuovo a Milano, si applica estesamente alla litografia e alle altre tecniche di incisione, illustrando anche una preziosa raccolta di poesie di Verlaine. Dal 1949 si trasferisce di nuovo Parigi, mentre le sue opere vengono esposte a Parigi, New York, Copenhagen e Roma. La sua fama culmina nel 1963 con la grande mostra antologica di Venezia. Ormai pittore consacrato e reputatissimo ottiene riconoscimenti pubblici e riconoscimenti di critica con mostre internazionali a München, Sydney, Melbourne, Parigi e con una seconda grande antologica al Palazzo Reale di Milano. Nel 1966 i suoi quadri arrivano a Tokio ed Osaka. Dal 1967 si divide tra gli studi di Roma e Saint Tropez, località francese à la page, dove viene stroncato da un attacco cardiaco il 3 maggio 1971.
A due anni dalla folgorazione di Valle Giulia Campigli è nella fase più entusiasta del nuovo stile trovato. Nelle Educande Campigli fa propri gli stilemi dell’arte arcaica classica, di quella minoica e di quella etrusca, impiantandoli però dentro una visione moderna, in consonanza con lo Zeitgeist della propria epoca. Si tratta di una ironica ed affettuosa ingenuità, sostanziata invece di metodica maestria e di profonda conoscenza delle problematiche estetiche con le quali l’arte del tempo si sta confrontando. Grazie al soggiorno parigino Campigli possiede una concezione del tutto sprovincializzata della pittura e non ha paura di cimentarsi con la visione moderna del rappresentare. Pertanto deforma le figure,inverte la prospettiva, geometrizza il paesaggio, elimina, riduce, toglie parti del corpo,lasciando l’essenziale, senza perdere la capacità penetrativa della scena rappresentata, anzi accentuandone l’idealità intemporale e l’eleganza.
L’opera ha l’aspetto di una pittura parietale etrusca, declinando more antiquo una freschissima scena della vita urbana.
Verosimilmente in un parco, una fila di sei figure femminili, scalate per età, dalle più piccole, bambine, alle più grandi, giovanette, compatta e ordinata, procede frontalmente in una campitura chiara, prospetticamente invertita, che rappresenta la strada. Con la consumata arte moderna del levare, Campigli lascia solo l’essenziale: le curate testoline triangolari, i lunghi grembiuli caffelatte, elegantemente decorati sia di ampi colletti circolari trinati bianchi, sia di altrettanto candidi grembiulini di impeccabile pizzo di San Gallo. Una vezzosa ed elegante figura femminile in piedi, con serena e pacata determinazione, sulla destra del gruppo delle educande, tiene per mano la più piccola bimba in prima fila, mentre si atteggia con la mano sinistra sul fianco, pavoneggiandosi nel suo bel vestito scuro lungo, a disegno maculato. L’opera è completata da campiture che rappresentano una aiuola erbosa, il cielo ed un accenno di edificio. Una allieva più grande protende a destra un cerchio di legno, indispensabile per il gioco che immancabilmente potrà fare, al rompete le righe, con le amiche nel parco. L’intera scena dffonde un senso di serenità,di ordine, di eleganza e suscita ammirazione per la pacata disciplina che con sapiente e composta consapevolezza l’ insegnante e guida ha saputo infondere nel gruppo delle educande.
L’Educandato femminile è una istituzione collegiale e scolastica che risale alla controriforma cattolica, era ed è destinato alla educazione e formazione morale, civile e culturale di ragazze di volta in volta o povere ed orfane, per volontà e lascito di un benefattore, o, toto cielo opposto, da bambine e giovanette di ottima famiglia, destinate ad acquisire la cultura, il savoir-faire, l’eleganza necessarie per divenire capaci di debuttare nel bel mondo e atte a contrarre un matrimonio di successo. Quasi sempre l’Educandato possiede scuole interne per ogni ordine e grado di istruzione. Ancora oggi la loro funzione educativa è viva. Solo in Toscana sono ancora aperti antichi collegi blasonati come l’Educandato della Santissima Annunziata, femminile, che si trova a Firenze al Poggio Imperiale, il convitto Vittorio Emanuele di Arezzo e il Convitto Maschile Cicognini di Prato, oggi aperto ad allievi di entrambi i sessi, che ebbe tra i convittori più illustri Gabriele D’Annunzio.
Enio Lucherini
Massimo Campigli, Le educande (Passeggiata delle educante), 1929 – 1930, Olio su tela, 88 x 110 cm, Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione VAF-Stiftung, che raccoglie le 100 opere più significative tra le molte migliaia in dote al Museo. © Archivio Fotografico MART 692
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