Rosso come il cielo

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Paese: Italia

Anno: 2005

Film a colori

Durata: 95 minuti

Genere: drammatico

Regista: Cristiano Bortone

Sceneggiatore: Cristiano Bortone, Monica Zapelli, Paolo Sassanelli

L’infanzia dovrebbe essere il periodo della spensieratezza. Anche nel primo grande incontro con un’istituzione della società, la scuola, non si dovrebbe perdere la componente del gioco del divertimento. L’apprendimento all’insegna della partecipazione a un organismo che deve incuriosire e invitare, non intimorire o limitare.

Rosso come il cielo, basato sulla vera storia di Mirco Menacci, montatore sonoro cinematografico, rivela invece un sistema scolastico dove l’apprendimento per dei bambini non vedenti in un istituto specializzato viene ridotto a un mero processo meccanico, ritenuto per loro l’unica declinazione possibile di un’attività didattica. Ogni possibilità di esprimersi viene loro negata per il solo motivo di mancare di un senso rispetto agli altri, rendendoli così veramente ‘diversi’.

Lo scopo del rettore dell’istituto (anch’egli non vedente) non è quello di formare gli studenti, di garantire loro ogni strumento per avere pari opportunità, ma piuttosto quello di ‘programmarli’, incasellarli in ruoli ritenuti a loro più adatti, privandoli della possibilità di scegliere il proprio futuro e lottare per ciò che desiderano.

Sarà Mirco ad opporsi a questo regime, rifiutandosi testardamente di sottostare a una tale situazione coercitiva, così come rifiuta di ammettere (a sé stesso più che agli altri) di essere cieco, e di imparare il braille.

Con l’aiuto della figlia della portinaia, Francesca, e in seguito dei suoi compagni, riuscirà a manifestare la sua passione e creatività attraverso l’uso dell’udito, grazie al fortuito incontro con un registratore, che gli permette, nonostante l’opposizione dell’istituzione scolastica, di creare storie auditive.

Solo il maestro, Don Giulio, crede nelle potenzialità e nel diritto ad avere una normalità dei ragazzi. “Hai cinque sensi, perché ne vuoi usare solo uno?” dice a Mirco, e lo incoraggia a coltivare il suo talento.

La vicenda e gli sforzi congiunti di Mirco, Don Giulio e gli altri bambini riusciranno a coinvolgere perfino i manifestanti sessantottini delle contestazioni operaie e studentesche (in tale periodo infatti ci troviamo), portando addirittura a un ‘colpo di stato’ nei confronti del rettore per mettere in scena un intero spettacolo sonoro diretto da Mirco stesso, appassionato di cinema.

La scuola deve aprire orizzonti, porte e opportunità, non chiuderle, ostacolare, porre forzosamente l’avvenire degli studenti su binari che conducano a un destino arbitrariamente prestabilito, indipendente dalla loro volontà. Le giovani menti nel periodo formativo sono ancora tutte da plasmare, ma per questo anche più facilmente manipolabili. Non tutti hanno la presenza di spirito (o forse solo la necessaria consapevolezza) di Mirco per comprendere il grave torto pedagogico e umano che gli sta venendo fatto e ribellarsi.

Sta proprio alla scuola, invece, con i suoi mezzi (anzi, il suo potere e le sue responsabilità) aiutarli a comprendere e accompagnarli per mano in questo viaggio, finché tutto si farà più chiaro e saranno capaci di camminare da soli.