1996 – 2000

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Il mondo dell’economia e del lavoro si caratterizzano per un buon livello di competitività globale dell’ Italia, ma anche per un forte aumento della disoccupazione giovanile.
Le innovazioni tecnologiche caratterizzano sempre più la vita di ogni giorno.
Si cominciano a diffondere le indagini internazionali (soprattutto OCSE) sulla validità dei sistemi formativi. L’Italia non sempre risulta in posizioni onorevoli.

Nel 1999 il Regolamento dell’ Autonomia Scolastica, segna un emblematico punto di svolta nell’organizzazione della scolarità nel paese: l’art.4 assegna alle scuole il compito di individuare modalità e criteri di valutazione degli alunni;
l’art.10 assegna al Ministro il compito di adottare nuovi modelli per le certificazioni.
Nello stesso anno, il testo unico della legge sull’immigrazione all’articolo 45, prevede che il Collegio Docenti formuli opportuni adattamenti dei criteri di valutazione da applicare agli alunni stranieri.

Riflessioni ricorrenti dei docenti in questi anni sono l’eccessiva preoccupazione nell’applicare e portare a termine prescrittivamente i programmi e la necessaria costruzione di un curricolo quanto più possibile unitario, esente da rigide frammentazioni disciplinari, che superi ridondanze e ripetizioni.
Si afferma la necessità di lavorare come team docente e non da soli.

A 75 anni di distanza dalla Riforma Gentile, il ministro Berlinguer propone un suo progetto di riforma complessiva dell’istruzione, […] contro la scuola che impone un suo modello ed espelle chi non si adatta”.
La più rilevante innovazione è quella un ciclo primario articolato in otto anni, comprendente elementari e medie, denominato anche scuola di base. Riforma poi bloccata dal ministro Moratti.